Pianta di Fico: tra sacro e profano

Pianta di Fico tra sacro e profano[Pianta di Fico: tra sacro e profano – Articolo di Lena D’Angelo]

Non so voi, ma io in questo periodo sto facendo delle grandi scorpacciate di fichi!

E siccome sono perennemente in contatto con la Natura, mentre rendo grazie per questo delizioso frutto, non posso non avere la curiosità di capire le sue origini e in cosa ci può aiutare.

Tra le mie peregrinazioni mentali, la pianta di fico che per prima mi ha spinto nel fare queste ricerche è quella sotto cui Gautama Siddhartha ebbe l’illuminazione.

Infatti nell’India vedica è l’Albero del Mondo, l’asse assiale tra cielo e terra. 

Ma mica poteva essere quello di cui mangiamo i frutti!

Albero di FicoE difatti la pianta in questione è il Ficus Religiosa che vive in Oriente e ha foglie e portamento differente!

La pianta di fico di cui vi parlerò è il Ficus Carica.

Ne parlano anche gli Egizi, i Romani, la Bibbia, i Greci

Siete curiosi come me e volete capirci qualcosina in più?

Pianta di Fico: tra sacro e profano

Nell’Antica Roma i gemelli Romolo e Remo, figli illegittimi del Dio della guerra Marte e della vestale Rea Silvia, furono adagiati in una cesta e lasciati andare lungo il fiume Tevere.

E dove si fermò la cesta?

Proprio sotto una pianta di fico!

Divenne pianta sacra ai Romani, tant’è che Plinio e Plutarco narravano che nel Foro Romano fosse stato piantato un albero di fico come segno di divinazione e di buon auspicio.

Il suo inaridimento era segno di sciagure pubbliche e i sacerdoti ne avevano grande cura. E se per disgrazia avvizziva o moriva, ne mettevano un altro pur di non spaventare la popolazione.

In Grecia il Fico era ritenuto simbolo tanto di fecondità e di abbondanza, quanto dei mondi sottili e delle cerimonie misteriche per il suo legame con la Dea Madre.

Molto probabilmente ciò è dovuto alla forma dei frutti che ricordano un seno turgido. Inoltre dai frutti del Fico si stilla un liquido bianco chiamato appunto latte.

La simbologia femminile è, infine, espressa, dalle particolari spaccature che si creano quando il frutto è giunto al massimo della sua maturazione, ricordando una vulva.

Pianta di fico, FichiNell’antico Egitto la pianta di fico veniva assimilata a quella del Sicomoro e difatti veniva chiamata nohui net dab, che significa sicomoro da fichi.

Nella mitologia egizia il Libro dei Morti nel celebrare il perpetuo rigenerarsi della vita e resurrezione di tutte le cose caduche, narra che sotto l’albero del sicomoro da fichi quando vi era la resurrezione del Dio Osiride, nascevano i germogli di grano e orzo.

Era ritenuto quindi un Albero Cosmico, o Albero della Vita, simbolo di immortalità e di vittoria sulla morte e di rinascita dopo la morte.

Gli si attribuivano poteri straordinari, per esempio che il suo legno fosse un potente talismano per i defunti, di aiuto nel viaggio dell’oltretomba.

Il legno del sicomoro da fichi si utilizzava per costruire i sarcofaghi, ma era anche l’albero consacrato alla dea Hathor: dea madre feconda e nutrice.

Nel Nord Africa era sinonimo di fertilità in quanto il frutto veniva paragonato al testicolo e all’utero.

E la Bibbia? Secondo l’antico testamento, nel brano della Genesi 3, si racconta che il Fico era l’albero dal quale Adamo ed Eva raccolsero le foglie per coprire le proprie nudità.

La cosa curiosa è che la foglia di fico è spesso penta lobata, proprio come una mano!

Interessante vero?

Quindi, simbolicamente, il Fico ha una concezione positiva, ovvero la fecondità, l’abbondanza e il sapere religioso; dall’altra parte rappresenta la divisione, il tradimento, l’eresia.

In Libro della Creazione, Igor Sibaldi fornisce un’interpretazione di questo passo biblico davvero interessante, che ci può aiutare nel nostro percorso di crescita personale.

Pianta di fico, Adamo ed EvaQuando Adamo ed Eva mangiano il frutto dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male, appaiono due princìpi divini: Yahweh ovvero il Dio di ciò che è che cerca di mantenere le cose per quello che sono, ed Elohim, ovvero il Dio del divenire, la Forza che genera continuamente.

Vanno interpretati come due Forze (come lo Yin e lo Yang del Tao orientale) dello stesso Principio Primo.

Insieme inscenano una sorta di teatrino dove Yahweh rappresenta il serpente che spinge affinché l’uomo si nutra di frutta, ed Elohim rappresenta la voce (il Dio che conosciamo tutti), che dissuade l’uomo dal farlo.

Disobbedendo, Adamo ed Eva mangiano il Frutto Proibito.

Ma è un atto di disobbedienza per metà, perché l’altra metà del Divino li spronava a farlo proprio per evolvere, per uscire dal recinto del Paradiso e venire a fare esperienza sulla Terra.

Esperienza necessaria direbbe la Qabbalah, dato che la Creazione è un atto continuo che, al livello del pianeta Terra, è nelle mani dell’uomo.

Ma con la disobbedienza si va incontro ai limiti imposti dalla società con le sue regole, creatisi nel tempo e nei rapporti.

I peggiori limiti sono quelli che esistono nella nostra psiche, che non sono reali ma auto imposti.Tweetta!

Regole spesso morali, leggi o dogmi accettati e mai messi in discussione.

Possiamo usare la disobbedienza come tecnica di conoscenza e di lavoro su di noi facendo capolino oltre i dogmi e raggiungendo la soglia tra un mondo di forme che sono (rappresentato da Yahweh), ed uno di profonda enorme energia in movimento (rappresentato da Elohim) di tutte le infinite possibilità che spesso non sappiamo neanche immaginare.

Ma non era la mela il frutto proibito?

In realtà l’Albero della Conoscenza viene rappresentato nelle opere letterarie e nell’arte sotto forma di melo a causa di un’errata traduzione del latino malum, che come aggettivo significa male ma come sostantivo prende il significato di mela.

Questo spiega il cosiddetto Pomo d’Adamo, che sarebbe il frutto proibito fermatosi nella gola.

Ma torniamo al punto di partenza… alla scorpacciata di fichi!

Pianta di Fico: tra sacro e profano

Conosciamo le caratteristiche del frutto della pianta di fico.

Dolce, goloso, ricco di nutrienti, il Fico è un frutto dalle mille proprietà benefiche.

  • È un valido alleato di cuore, intestino, pelle e occhi.
  • Alla fine dell’estate, con la ripresa delle attività, può essere uno spuntino goloso e pieno di energia.
  • È ricco di sali minerali (potassio, magnesio, calcio, ferro), vitamine (A,B1, B2, B3, C), zuccheri e una discreta quantità di proteine.
  • È anche uno scrigno di sostanze antiossidanti, ottime per contrastare gli stati di convalescenza e supportare l’organismo spesso messo a dura prova dai cambi di stagione; mangiato fresco, ha un’azione lassativa, è inoltre molto digeribile grazie agli enzimi e le mucillagini che lo compongono.
  • Tutte queste proprietà del Fico lo rendono un frutto particolarmente adatto alle esigenze di bambini, sportivi e donne in dolce attesa.
  • Poverissimo di grassi e totalmente privo di colesterolo, il Fico contiene una buona concentrazione di polifenoli, potenti antiossidanti naturali; queste caratteristiche lo rendono un valido alleato di cuore e vasi.
  • Le proprietà del Fico non finiscono qua: questo frutto è noto anche per la sua attività antinfiammatoria e calmante; è utile per sedare la tosse e contro gli stati infiammatori delle vie urinarie e aeree.
  • Può essere, infine, usato per fare impacchi su ascessi, foruncoli e zone cutanee infiammate.
  • Essendo un frutto zuccherino, spesso viene bandito dai regimi ipocalorici, ma in realtà, se consumato fresco, il suo apporto calorico non è poi così esagerato: circa 50 kcal/100.
  • Ecco che proprio in questo periodo, conviene approfittare nel consumarlo fresco, oltretutto, idrata, nutre e disseta.

Il mese principe per mangiarne i frutti maturi è settembre, ma se ne trovano già anche in Agosto, quelli che vengono chiamati fioroni, che sono praticamente le primizie di questo frutto molto dolce e saporito.

In inverno invece, dovendo ripiegare su quelli secchi, conviene non abusarne (come spuntino, 3 al giorno vanno più che bene) e magari abbinarli a frutta cotta come mele e pere per addolcirle un po’, magari con un pizzico di cannella.

Con l’essiccazione, aumenta di circa 5 volte il contenuto zuccherino, mentre diminuisce di circa ¾ quello dell’acqua.

Nel Fico essiccato non solo aumenta il contenuto di fibra, che lo rende più lassativo, ma anche il contenuto di calcio e ferro, importanti soprattutto per coloro che soffrono di anemia, stanchezza, osteoporosi e fragilità articolare.

La Dottrina delle Signature, un concetto alchemico da conoscere

La Dottrina delle Signature è un Sapere Antico che con saggezza della conoscenza verticale collega le fattezze di piante e frutti agli organi del corpo umano, che vengono appunto curati con i loro simili.

Si chiama la Firma che segna delle Cose, Signatura Rerum.

La Dottrina delle Signature fu divulgata dal medico alchimista Paracelso (1493/1541), che si occupò anche del cibo:

Non è nella quantità del cibo, ma nella sua qualità che risiede lo spirito della vita.

Ermete diceva:

Come sopra, così sotto

E difatti in Spagiria e nell’Antroposofia si tiene conto del tutto, ovvero delle relazioni tra pianeti, metalli, piante e benessere psicofisico di uomo e animale.

Tutto è collegato.

Il filosofo Plotino, seguace di Platone, afferma che:

Ogni essere che si trova nell’Universo, secondo la sua natura e costituzione, contribuisce alla formazione dell’Universo stesso, col suo agire e con il suo patire. Esiste quindi una corrispondenza tra tutte le cose, perché il Creato è un unico organismo vivente ed esistono legami profondi segnalati da un’impronta o signatura.

Se per esempio guardiamo il frutto del Fico, sembra la riproduzione della sacca dello stomaco con i villi intestinali, e normalmente il macerato glicerico è utilizzato per la cura dei disturbi relativi allo stomaco e alla digestione.

La fitoterapia e la gemmoterapia utilizzano il Fico sotto forma di decotto e gocce, o come macerato glicerico (Ficus carica) per curare coliti e gastriti non solo nell’adulto, ma anche nei bambini, soprattutto quando si manifestano nei cambi di stagione e alla ripresa della scuola.

Azione generale:
Sostiene il sistema digerente come pro-cinetico e il sistema neurovegetativo, se vi è somatizzazione viscerale.

Effetto psicosomatico:
Aiuta a superare i freni emotivi o mentali che derivano da una rielaborazione psico-emozionale inadeguata.

Il Fico aumenta la capacità riflessiva attenuando le ingerenze delle squadre indisciplinate di emozioni e del turbinio del pensare inquieto.

Bene!

Ma perché si soffre di mal di stomaco?

Certo, se abbiamo mangiato un piatto di fritto misto alla piemontese e poi abbiamo disturbi, una spiegazione magari ce la diamo… ma se tutti i giorni abbiamo dei disturbi, pur facendo attenzione a quello che mangiamo, possiamo incominciare a porci delle domande.

Me lo auguro!

Purtroppo in molti si limitano a prendere farmaci per tamponare il bruciore e il dolore senza mai far nulla per capire davvero il motivo dell’insorgenza.

Ma il mondo sta cambiando e tanti si stanno riappropriando del proprio Potere Personale anche per quanto concerne la salute.

Lo stomaco, che svolge la funzione di digestione, rappresenta la nostra capacità di accettazione.

Quindi vi può essere la difficoltà nell’accettare alcune situazioni.

Il vomito, ad esempio, rappresenta il rifiuto.

Secondo la metamedicina, il dolore riguarda le ingiustizie che fanno male: cosa non riesco a digerire?

Se c’è bruciore, poi c’è anche la rabbia.

Pianta di fico, foglie di ficoAnche un senso di colpa per aver creato un’ingiustizia può far scatenare problemi allo stomaco.

La gastrite cronica può indicare ad esempio la presenza di emozioni legate a questioni economiche.

Secondo Hammer, se il problema si crea all’altezza del piloro, della piccola curva e del duodeno, vi è rancore per problemi inerenti il territorio, ad esempio nei rapporti con il vicinato o con un partner infedele, il duodeno indica invece problematiche con i familiari.

Se invece è la grande curvatura dello stomaco ad essere colpita, si ha paura della responsabilità nel prendere una decisione.

Quindi possiamo fermarci per riflettere sui fatti della nostra vita, su cosa ci è successo negli ultimi tempi per capire il nostro stato d’animo e le nostre reazioni e imparare a lasciare andare con amore tutto ciò che non ci permette di vivere nell’Amore e nella gratitudine.

Possiamo farci aiutare se la comprensione della questione ci appare difficile.

Ma quel che più conta è davvero riuscire a smettere di delegare il sistema nel guarirci quel “pezzetto del nostro corpo” come se non ci appartenesse, come se non facesse parte di noi.

Risvegliatevi e Amatevi!

Vi auguro tanta gioa!
Lena

[Pianta di Fico: tra sacro e profano – Articolo di Lena D’Angelo]

PS

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